Titoli tecnologici Usa in calo: Wall Street teme il debito dell'IA
Il Nasdaq è sceso di oltre il 2% il 16 e 17 ottobre, mentre gli investitori abbandonavano le società fortemente indebitate dell'infrastruttura IA: i rendimenti obbligazionari del gestore cloud CoreWeave sono saliti a circa il 15%.
Il trade sull'intelligenza artificiale a Wall Street ha mostrato le prime crepe sul finire della settimana: il Nasdaq Composite ha perso il 2,1%, l'S&P 500 l'1,09% e il Dow Jones lo 0,34%, mentre gli investitori hanno rivisto le loro valutazioni sul boom dei data center. Il VIX, l'indice della paura, è salito del 21% a 19,99 punti.
Al centro del ribasso c'è il debito crescente delle società dell'infrastruttura IA: i rendimenti obbligazionari del gestore cloud CoreWeave sono arrivati a circa il 15% durante la settimana, un segnale che anche colossi come Alphabet e Meta Platforms iniziano a risentire della pressione sui flussi di cassa in un contesto di costi di finanziamento ancora elevati. Una società cloud in perdita ha oggi circa 50 miliardi di dollari di debito.
I beni rifugio sono invece saliti: l'indice del dollaro Usa è sceso dello 0,27% a 101,779 punti, l'oro è avanzato dello 0,2% a 4.165 dollari l'oncia, mentre il rendimento del Treasury decennale si è mantenuto vicino al 5,085%.
Il 17 ottobre i mercati asiatici hanno invece recuperato: il Nikkei 225 giapponese ha chiuso in rialzo dell'1,39% a 65.324,29 punti e il Kospi sudcoreano è salito del 2,05% a 5.668,05 punti. Secondo gli analisti, però, i titoli IA appesantiti dal debito hanno "esposto la linea di faglia del mercato", e la domanda se le attuali spese in conto capitale si trasformeranno nei profitti di domani sta ora orientando i flussi finanziari globali.
Altro da questa edizione

Crollo in Borsa a Giacarta, il peggiore dal 1998 dopo l'allarme sul declassamento MSCI

Netflix licenzia circa 1.000 dipendenti, il più grande taglio di personale della sua storia

Il Brent vola verso i 110 dollari mentre sale il premio di rischio per Hormuz

Greggs chiuderà quattro fabbriche nel Regno Unito, a rischio 740 posti di lavoro
