L'FMI taglia le previsioni di crescita del Golfo per la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz
A margine delle riunioni annuali del FMI a Bangkok, il Fondo ha tagliato le previsioni di crescita per il 2026 delle economie del Golfo, citando la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz e il persistente rischio elevato per il trasporto marittimo del petrolio.
Il Fondo Monetario Internazionale ha usato le riunioni annuali del 2026 a Bangkok per rivedere al ribasso le prospettive di crescita del Golfo, citando la chiusura in corso dello Stretto di Hormuz e le conseguenti interruzioni alle esportazioni di petrolio, all'assicurazione marittima e alla fiducia degli investitori. Il Fondo ha affermato che l'impatto colpisce più duramente Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, dove il calo delle spedizioni di greggio e l'aumento dei costi logistici stanno più che compensando il beneficio dei prezzi elevati del petrolio.
Il declassamento si inserisce nel più ampio World Economic Outlook del FMI, che ha mantenuto la crescita globale al 3,1% per il 2026 ma ha avvertito che la resilienza è ormai vicina ai suoi limiti e che i Paesi importatori di energia a basso reddito affrontano un contesto decisamente più difficile.
I responsabili politici hanno sottolineato il premio geopolitico incorporato nel prezzo del greggio: il Brent veniva scambiato intorno a 105 dollari al barile e il WTI a circa 95 dollari all'inizio della settimana, con l'Arabia Saudita che ha aumentato la produzione di settembre di circa un terzo, mentre gli Stati Uniti hanno contribuito a facilitare il transito di oltre 19 milioni di barili attraverso lo stretto.
Il FMI ha invitato gli Stati del Golfo ad accelerare la diversificazione non petrolifera, ad approfondire gli investimenti sostenuti dai fondi sovrani in logistica e infrastrutture per l'intelligenza artificiale, e a costruire riserve fiscali in vista di uno scenario in cui l'interruzione a Hormuz dovesse protrarsi fino al 2027.
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