Israele alle urne in tre giorni: il futuro di Netanyahu è in gioco
Con le elezioni fissate per il 27 ottobre, Israele entra negli ultimi giorni della campagna più decisiva dall'attacco di Hamas del 7 ottobre, senza che nessuno dei due principali blocchi superi nei sondaggi i 61 seggi necessari per governare.
Con l'approssimarsi del giorno delle elezioni israeliane, fissato per il 27 ottobre 2026, il Paese è entrato negli ultimi giorni di una campagna che gli analisti hanno definito il voto più dirompente da decenni. La corsa vede contrapposti il partito Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu, accreditato nei sondaggi di 19-21 seggi, e il partito Yashar, di recente fondazione, guidato dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, a cui vengono attribuiti 20-23 seggi. Nessuno dei due grandi blocchi — il campo di destra di Netanyahu o l'opposizione del 'cambiamento' — supera nei sondaggi la soglia dei 61 seggi necessaria per la maggioranza nella Knesset, composta da 120 seggi, il che rende i partiti guidati da arabi e i piccoli partiti centristi possibili ago della bilancia. Tra i temi centrali della campagna figurano la resa dei conti per l'attacco di Hamas del 7 ottobre, il processo per corruzione ancora in corso contro Netanyahu, l'esenzione dal servizio militare per gli ebrei ultraortodossi e la gestione dei conflitti in corso a Gaza e in Libano. È la prima elezione dal 1988 a svolgersi al termine di una legislatura completa. Circa 7,3 milioni di israeliani hanno diritto di voto tra 38 partiti in competizione, di cui si prevede che circa 11 superino la soglia del 3,25% per entrare in Parlamento. Il presidente Isaac Herzog avrà sette giorni dopo il voto per decidere a quale leader di partito affidare il primo mandato per formare un governo.
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