L'Osservatorio Vera Rubin individua un possibile sesto pianeta nano oltre Plutone
L'Osservatorio Vera C. Rubin ha identificato 2026 ED138, un oggetto transnettuniano situato a una distanza dal Sole 46 volte superiore a quella della Terra, come candidato a diventare il sesto pianeta nano del nostro sistema solare. L'oggetto misura tra 600 e 1.500 km di diametro.
Gli astronomi hanno annunciato martedì 27 ottobre 2026 che l'Osservatorio Vera C. Rubin ha individuato un nuovo candidato pianeta nano: 2026 ED138, un corpo di grandi dimensioni che orbita oltre Nettuno a circa 46 unità astronomiche (UA) dal Sole, una distanza ancora maggiore di quella di Plutone, che si trova a circa 40 UA.
L'oggetto è stato individuato da Matthew Holman e Kevin Napier, del Center for Astrophysics (Harvard & Smithsonian), che hanno elaborato miliardi di dati della survey di Rubin con un algoritmo di ricerca creato appositamente. Holman e il collega Mario Jurić, dell'Università di Washington, hanno poi verificato la scoperta individuando altre 30 osservazioni di Rubin relative a 2026 ED138, tutte risalenti al periodo tra marzo e luglio 2026. Utilizzando altri strumenti di osservazione, i due ricercatori sono riusciti a rintracciare avvistamenti dell'oggetto fino al 2016.
L'orbita dell'oggetto è inclinata di circa 25 gradi rispetto al piano del sistema solare, una caratteristica che potrebbe essere collegata all'attrazione gravitazionale di Nettuno. Le prime stime indicano un diametro compreso tra 600 e 1.500 chilometri (da 373 a 932 miglia), il che lo collocherebbe tra i più grandi candidati pianeti nani mai individuati e potrebbe farne il sesto membro di questa categoria, insieme a Plutone, Cerere, Eris, Haumea e Makemake.
La conferma formale richiederà ulteriori osservazioni per stabilire se 2026 ED138 abbia una massa sufficiente ad assumere una forma sferica sotto la propria gravità, il criterio chiave per lo status di pianeta nano. La scoperta è stata possibile grazie ai potenti strumenti di Rubin e alla sua capacità di individuare oggetti deboli in regioni del cielo affollate di luce stellare che per lungo tempo l'avevano tenuto nascosto.
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