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Salute · 23 ottobre 2026 · npr.org

Primo studio sull'uomo suggerisce che la psilocibina potrebbe ridurre l'infiammazione nel Parkinson

Un piccolo studio pilota dell'UCSF pubblicato su JAMA Psychiatry ha rilevato che le sedute con psilocibina riducevano i marcatori infiammatori nel sangue dei pazienti con Parkinson, offrendo la prima prova sull'uomo che gli psichedelici potrebbero contrastare la neuroinfiammazione.

I ricercatori dell'University of California, San Francisco (UCSF) hanno pubblicato il 21 ottobre 2026 sulla rivista JAMA Psychiatry i primi dati sull'uomo che suggeriscono come la psilocibina, il composto attivo dei funghi psichedelici, possa ridurre l'infiammazione nelle persone con malattia di Parkinson.

Lo studio pilota ha coinvolto 12 partecipanti con Parkinson, una condizione caratterizzata da neuroinfiammazione cronica e disfunzione mitocondriale, e ha previsto due sedute di psilocibina nel corso dello studio. Gli esami del sangue hanno misurato cinque molecole di segnalazione coinvolte nell'infiammazione, sia prima che dopo le sedute.

I ricercatori hanno riscontrato riduzioni significative di questi biomarcatori infiammatori dopo il trattamento con psilocibina. Studi di laboratorio precedenti avevano già mostrato effetti antinfiammatori negli animali, ma questo è stato il primo trial a registrare tali segnali in pazienti umani.

Lo studio presenta limiti rilevanti: non c'era un gruppo di controllo, tutti i partecipanti sapevano di ricevere psilocibina e il campione era molto piccolo. Gli autori hanno chiesto studi randomizzati e controllati più ampi prima di trarre conclusioni cliniche.

Ciononostante, i risultati sono stati descritti come un'importante prova di concetto che suggerisce una possibile nuova via per il trattamento delle malattie neurodegenerative in cui l'infiammazione gioca un ruolo centrale, tra cui il Parkinson e forse altre condizioni.

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