L'Iran propone un piano in sei giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre gli USA respingono le condizioni e gli attacchi aumentano
Il ministro degli Esteri iraniano ha ribadito il 18 e 19 ottobre che lo Stretto di Hormuz potrebbe riaprire entro sei giorni se Washington accettasse le condizioni di cessate il fuoco di Teheran, mentre gli attacchi alle navi nello stretto hanno raggiunto il massimo settimanale da marzo.
Mentre si svolgeva il 19 ottobre 2026, la diplomazia sul conflitto tra Iran e Stati Uniti restava in una fase di stallo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, parlando il 18 ottobre al vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica a Baghdad, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz riaprirebbe il sesto giorno di un piano proposto di sette giorni, se gli Stati Uniti revocassero il blocco navale sui porti iraniani e sospendessero le sanzioni sulle esportazioni petrolifere dell'Iran.
La proposta — lo stesso schema che Trump aveva respinto all'Assemblea generale dell'ONU a settembre — prevede l'inizio dei negoziati al settimo giorno. Trump si è rifiutato di trattare su queste basi e ha annunciato una «operazione economica schiacciante» contro l'Iran.
Nel frattempo, la violenza in mare si è intensificata: l'organizzazione britannica UK Maritime Trade Operations ha segnalato almeno dieci attacchi a navi nello Stretto di Hormuz o nelle sue vicinanze nella settimana conclusasi il 19 ottobre, il dato settimanale più alto da quando il conflitto si è intensificato nel febbraio 2026. Un precedente cessate il fuoco era durato dall'8 aprile all'8 luglio prima di crollare.
Gli Houthi hanno continuato a colpire l'Arabia Saudita, e il grattacielo Kingdom Centre di Riad ha imposto il lavoro da remoto obbligatorio dopo allarmi di sicurezza e intercettazioni di drone. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha elogiato Trump e ha promesso di «eliminare la minaccia iraniana» in vista delle elezioni generali israeliane del 27 ottobre.
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