Un chip superconduttore ispirato al cervello tiene il passo del plasma da fusione a un milione di campioni al secondo
Il Brookhaven National Laboratory e la start-up Great Sky hanno presentato un chip superconduttore neuromorfico in grado di elaborare i dati del plasma di un reattore a fusione a un milione di campioni al secondo, un risultato che potrebbe contribuire a prevenire i collassi catastrofici del plasma che minacciano i dispositivi a fusione di nuova generazione.
Pubblicata su Scientific American il 22 ottobre 2026, la ricerca descrive una collaborazione tra il Brookhaven National Laboratory, la start-up di hardware per l'IA Great Sky, il Princeton Plasma Physics Laboratory e il DIII-D National Fusion Facility, in California. Il team ha sviluppato un chip superconduttore neuromorfico — un circuito che imita l'architettura di elaborazione parallela del cervello utilizzando anelli superconduttori analogici invece dei tradizionali transistor al silicio — e lo ha testato su dati di plasma registrati nel tokamak DIII-D, riprodotti a una velocità di un milione di campioni al secondo. Il chip ha classificato con successo le anomalie del plasma e previsto le disruzioni imminenti — improvvisi collassi del plasma sovrariscaldato che possono rilasciare un'enorme quantità di energia e danneggiare fisicamente la parete interna del reattore — in tempo reale e senza alcuna interruzione. I ricercatori sottolineano che il lavoro è ancora in fase dimostrativa e che il chip non è stato ancora collegato a un reattore attivo; è tuttavia previsto il test, a Brookhaven, di un chip di nuova generazione con una rete neurale dieci volte più grande, all'inizio del 2027, in vista di una possibile installazione presso il DIII-D. Se riuscirà a essere scalata, la tecnologia potrebbe diventare uno strato di sicurezza fondamentale per i futuri impianti commerciali a fusione.
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