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Scienza e tecnologia · 25 ottobre 2026 · phys.org

Il "ghiacciaio dell'Apocalisse" Thwaites potrebbe contribuire al doppio dell'innalzamento del livello del mare previsto in precedenza

Un nuovo modello della calotta glaciale elaborato da UC Irvine e dal JPL della NASA, che incorpora il pompaggio mareale di acqua oceanica calda sotto il ghiacciaio Thwaites in Antartide, prevede un innalzamento del livello del mare fino a 30 millimetri entro il 2100 — il doppio delle stime precedenti — anche senza un ulteriore riscaldamento climatico.

Uno studio pubblicato il 12 e 13 ottobre 2026 sulla rivista Nature Communications da ricercatori della University of California, Irvine (UC Irvine) e del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA presenta un quadro decisamente più allarmante sul contributo del ghiacciaio Thwaites al futuro innalzamento del livello del mare.

I modelli precedenti trattavano la linea di ancoraggio del ghiacciaio — il confine in cui il ghiaccio si stacca dalla roccia sottostante e comincia a galleggiare — come un punto fisso. Il nuovo modello la considera invece una zona di ancoraggio larga diversi chilometri soggetta a pompaggio mareale: le maree oceaniche alzano e abbassano ripetutamente il margine del ghiaccio, e ogni ciclo spinge acqua marina calda diversi chilometri più in profondità sotto il ghiacciaio rispetto a quanto previsto dalle ipotesi precedenti.

Questo contatto prolungato tra l'acqua calda di origine atlantica e la base del ghiacciaio accelera drasticamente lo scioglimento basale. Il modello ha riprodotto le osservazioni satellitari storiche risalenti agli anni '90 con una precisione quattro volte superiore rispetto ai modelli standard, conferendo maggiore credibilità alle sue previsioni.

Secondo gli scenari aggiornati, Thwaites potrebbe contribuire con circa 30 millimetri — pari a circa 1,2 pollici — all'innalzamento globale del livello del mare entro il 2100, con una probabilità del 60% che il ghiacciaio si stacchi dalla cresta stabilizzante di Mouginot entro la fine del secolo.

Il coautore Eric Rignot ha osservato che i modelli precedenti avevano da tempo difficoltà a riprodurre il tasso osservato di perdita di ghiaccio, attribuendo questa discrepanza a processi fisici mancanti ora colti dal meccanismo di pompaggio mareale.

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